La cronaca cittadina sul muro di San Stefano

 

Nella parte inferiore della facciata della chiesa di Santo Stefano si possono notare diversi graffiti incisi sui conci in tufo, uno a sinistra dell’ingresso e gli altri alla destra, sotto la finestra longitudinale. Si tratta di scritte in latino medievale che raccontano eventi della storia cittadina, contribuendo a rendere la facciata della chiesa una grande pagina di giornale che, a secoli di distanza ci riporta oggi episodi avvenuti fra la fine del XII secolo e l’inizio del XIV.
Proprio a partire dal XIII secolo, si nota un certo incremento di testimonianze di questo genere, segno forse spiegabile con una sempre maggiore diffusione dell’alfabetizzazione.

Inoltre, rispetto alla netta prevalenza di temi religiosi del periodo altomedioevale, sui diversi edifici, civili o di culto cominciano ad apparire sempre più spesso messaggi legati alla stretta attualità. Così anche sulla facciata di Santo Stefano dove trovano appunto spazio eventi della grande storia e della cronaca locale.

Nel nostro caso, le iscrizioni ancora visibili sulla facciata esterna, narrano le discese di Federico II in città: la prima nel 1212, la seconda nel 1245. In quest’ultima occasione Federico II giunse a Verona insieme a “Baldovino Imperdor d’Oriente e con molti altri principi, e gran signori furono alloggiati nella residenza della chiesa di S. Stefano”.
Notizia nella notizia, e che evidentemente fece particolare impressione sui veronesi dell’epoca, è il fatto che, nell’ampio seguito dell’imperatore, fosse compreso anche un elefante!

Un’altra iscrizione, sempre legata agli imperiali, narra la conquista di Vicenza nel dicembre 1236 e la vittoria nel bergamasco, a Cortenuova, contro la Lega Lombarda nel novembre 1237.

Scolpiti nel muro sono poi altri eventi di cronaca, come i terribili incendi che colpirono Montagnana nel 1213 e il castello di Caldiero nel 1233.

Secondo lo spirito del tempo, ritroviamo sulla facciata di S. Stefano anche testimonianze di eventi naturali riguardanti in particolare il fiume che scorre proprio nei pressi della chiesa, l’Adige: la caduta della regasta (ossia dell’argine) del 1195, e la piena del fiume del 1239 che fece crollare tutti i ponti, tranne quello della Pietra.
Quest’ultimo evento fu certamente di una certa imponenza, e quindi lo ritroviamo narrato anche in un altro graffito, verso l’abside della basilica di S. Zeno, sulla parete destra.

Su un concio compare inoltre un fatto curioso, avvenuto nel gennaio 1303, quando il fiume ghiacciò così che – si legge nel graffito- i cavalli “vi passeggiavano senza alcuna offesa”.

E se nel 1303 aveva ghiacciato l’Adige, nel 1253 fu la volta di una grande tempesta che, come racconta ancora oggi la facciata di Santo Stefano, “recò grande rovina, non solo alle case in Verona, ma ancora alla campagna”.

Infine, un’iscrizione attesta che nel 1336 fu avviato lo scavo di uno dei primi pozzi di Verona, nella vicina piazza Carbonai, per il quale fu impiegata “l’acqua del fiume Adige e di quella da Parona e dal colle di San Pietro” .

Si tratta di tracce straordinarie che ci riportano davvero molto indietro nella nostra comune storia di cittadini e, vista la natura tenera, e dunque deperibile, del tufo, sarebbe davvero importante che si provvedesse a preservare queste preziose iscrizioni proteggendole dalla rovina e dalle insidie dei graffitari contemporanei che purtroppo sono già comparsi a insidiare le più antiche testimonianze.

 

Mattia Turco
Storico dell’arte

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