FRANCESCO SI FERMO’ NELLA MINOR HIERUSALEM

Forse a Verona Francesco d’Assisi ha visitato le chiese della Verona minor Hierusalem?

Non ci è dato di saperlo con certezza ma sappiamo che nei suoi cammini per le predicazioni era curioso di visitare ogni particolare raffigurazione legata alla devozione popolare e di partecipare ad ogni festa o evento che radunasse molte persone, in quanto erano ottime occasioni per predicare. E, nel 1220, quando Francesco si fermò a Verona, i luoghi della minor Hierusalem non erano ancora racchiusi dalle mura scaligere di Cangrande, e offrivano ospitalità ai pellegrini. Ci piace perciò pensare che li abbia visitati, riconoscendo con nostalgia e fede i luoghi visti in Terra Santa e che abbia maturato quel gesto compiuto qualche anno più tardi a Greccio.

Alla fine del 1220, dopo aver partecipato alla IV crociata senza armi né armatura, invitando anzi fedeli e infedeli, cristiani e mussulmani a seguire le orme di Cristo, Francesco era infatti tornato in Italia, sbarcato nei dintorni di Venezia e –come ci rivela fra Tommaso da Celano, suo primo biografo- sostava per Verona con l’intento di raggiungere per Bologna” (2C58. FF644).

Il Francesco che arriva a Verona non sta bene fisicamente: oltre al mal di stomaco per i continui digiuni e alla debolezza per le varie privazioni, ha contratto un tracoma agli occhi durante il viaggio in Oltremare, come allora si era soliti indicare il Medio Oriente e la Terra Santa.

Nemmeno lo spirito probabilmente stava meglio: infatti nel gennaio dello stesso anno erano stati martirizzati cinque dei suoi frati in Marocco, protagonisti dell’affresco del Morone nella sala omonima presso san Bernardino a Verona. Inoltre era venuto a sapere che, approfittando della sua assenza, i suoi stavano edificando a Bologna una “casa dei frati”, venendo meno così all’ideale di povertà che andavano predicando.

Nel luogo dove Francesco aveva trascorso il suo soggiorno a Verona viene costruita una chiesa a lui dedicata, nei pressi della chiesa di santa Croce, oggi non più esistente, che allora aveva annesso il più grande hospitale per lebbrosi della città e dove si stabiliscono i primi francescani già nel 1225.

Inoltre è attestata già nel 1224 la presenza di “sorores minores”, una prima forma di vita francescana femminile, nell’attuale Basso Acquar a servizio dell’hospitale per lebbrosi, annesso alla chiesa di sant’Agata.

Tutti questi dati testimoniano che Verona ha accolto prontamente il messaggio e la testimonianza radicale di fede di Francesco. Non c’è bisogno di affrontare il mare per vivere un’esperienza di fede e per farne testimonianza. Betlemme è ovunque, anche a Greccio, ma deve esserci prima di tutto una conversione del proprio cuore, allora “quasi nova Bethlehem de Graecio facta est”, ossia Greccio diventa una nuova Betlemme. Così pure le chiese di santa Maria di Nazareth e di Betlemme, santo Sepolcro (santa Toscana), quella di santa Trinità in monte Oliveto, vale a dire tutti quei toponimi dei luoghi santi fanno di Verona una minor Hierusalem, una Terra Santa, un luogo privilegiato, un “luogo di luoghi” dove poter fare memoria, cioè occasione per poter attingere sempre nuovamente a quella verità che dà senso alla nostra vita.

Alessandro Corradi, studioso e collaboratore del progetto “Verona Minor Hierusalem, una città da valorizzare assieme”, ha scritto il libro “A Verona con Francesco, un cammino tra i luoghi francescani in città”, editrice Verona Fedele 2016

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