Daniele Comboni, cittadino della Verona Minor Hierusalem

 

E’ curioso come tutte le fasi salienti della vita di Daniele Comboni, di cui in giugno si festeggia il 150° della fondazione dell’Istituto missionario, s’intreccino con le chiese alla sinistra dell’Adige, nella nostra Verona Minor Hierusalem.

Nato a Limone sul Garda (BS) nel 1831, nel 1843 viene accolto come studente nel collegio di don Nicola Mazza. Il collegio si trova vicino a Santo Stefano, chiesa che frequentava assiduamente e in cui, una volta ordinato sacerdote, celebrerà più volte la messa.

Nel 1857 partecipa con altri quattro sacerdoti alla spedizione mazziana missionaria in Africa Centrale: a ricordo di questo viaggio è stata eretta nel suo centenario la statua che si trova in piazza Isolo, proprio di fronte alla chiesa di Santa Maria in Organo.

Ospite dei francescani ad Alessandria d’Egitto, durante una sosta forzata della spedizione, seguendo un loro consiglio si reca in Terra Santa per due settimane. E’ intensa l’emozione che vive visitando i vari luoghi e lo testimonia la lunghissima lettera scritta ai suoi genitori: i suoi desideri sono quelli di ogni pellegrino di tutti i tempi: vedere i luoghi, toccare con mano ogni pietra, ascoltare meditando la Parola in essa racchiusa e pregare per sé e per i propri cari. Inoltre capisce che ogni opera di evangelizzazione ha bisogno di conoscere le radici storico e geografiche in cui la Parola di Dio è ancorata, perché sia poi annunciata in un altro contesto e cultura, senza correre il rischio di trasformarla in una ideologia.

Ben presto Comboni si rende conto che il compito di evangelizzazione e di promozione umana dell’Africa deve coinvolgere tutti quanti, siano essi laici, consacrati o sacerdoti. Il 1° giugno 1867 (quest’anno dunque sono i 150 anni) fonda l’Istituto delle Missioni per la Nigrizia, quello che diverrà l’attuale istituto dei Missionari Comboniani.
Dopo tre anni, la sede, viene spostata dalla chiesa di San Pietro Incarnario a quella in via Seminario 12, accanto al Seminario Vescovile. Non lontano, presso la chiesa di Santa Maria in Organo, si trova la casa madre delle suore comboniane, fondate nel 1872.

Nel 1869 viene accettato dalla Confraternita presso la chiesa di Santi Siro e Libera come confratello sacerdote.

Nel 1877 viene consacrato vescovo dell’Africa Centrale e celebra il suo primo pontificale nella chiesa di San Giorgio in Braida, il cui parroco don Francesco Sogaro succederà il Comboni nel vicariato dell’Africa Centrale.
A dieci anni dalla sua morte, nella chiesa di San Giovanni in Valle, i Missionari Comboniani costruiranno quella che diverrà l’attuale Casa Madre.

In un’urna di legno africano – il masokwè – presso una cappella di Casa Madre sono conservati i resti mortali del Comboni. L’idea ispiratrice del manufatto è la Gerusalemme celeste come descritta nell’Apocalisse: in alto l’agnello immolato apre i sigilli del libro, che sono rappresentati dai 4 evangelisti.
Simbolicamente si vuole indicare che attraverso il Comboni si è diffusa la Parola di Dio nel mondo. Sul fianco sono posti 12 archi, come le 12 porte della Gerusalemme celeste, che contengono 12 santi provenienti da tutti i continenti, a protezione dell’urna.

 

Alessandro Corradi

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