A PIEDI DA VERONA A GERUSALEMME

“Farò pellegrinaggio in Terra Santa per mondare questo sangue della mia mano colpevole.” Così si chiude il “Riccardo II” di Shakespeare, in scena nei giorni scorsi proprio al Teatro Romano, cuore della nostra Verona Minor Hierusalem.
Si capisce anche solo da questa battuta quanto, in tempi antichi, intraprendere un lungo pellegrinaggio a Roma, Santiago e soprattutto a Gerusalemme, avesse un forte carattere penitenziale, perché così si otteneva l’indulgenza plenaria, ovvero la cancellazione di tutti peccati commessi fino ad allora.
Non di rado i più abbienti potevano ottenerla anche senza sforzo, con una donazione a un convento equivalente alle spese del pellegrinaggio, oppure, ai personaggi particolarmente potenti, era consentito pagare qualcuno che facesse il cammino al loro posto.
Così come molto probabilmente fece Jacobus da Verona degli Eremitani di Sant’Eufemia nel 1335. Nel suo Liber peregrinationis rende infatti conto di tutti i luoghi visitati e ci svela il nome del suo committente e benefattore, quando dice di aver celebrato la messa nel Cenacolo per il suo signore, Mastino II della Scala. Se oggi l’aspetto penitenziale dei pellegrinaggi si è fortemente attenuato, è pur certo che l’abbandono della confortevole quotidianità, la fatica fisica, la vulnerabilità propria di chi cammina, e la varietà degli incontri che si possono fare, offrono ai moderni pellegrini la possibilità di “rinnovarsi” spiritualmente, e di tornare alle proprie quotidianità certamente arricchiti.

Alessandro Corradi
 Verona Minor Hierusalem

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